Dall’operazione Apollo da 5,7 miliardi fino alle possibili intese con Skyteam. L’integrazione con i vettori legacy può ridisegnare l’equilibrio tra corto e lungo raggio in Europa

 

di Antonio Bordoni

 

La notizia dell’estate è quella relativa all’accordo di acquisizione di easyJet per 5,7 miliardi di sterline (7,7 miliardi di dollari) da parte del colosso statunitense del private equity Apollo Global Management. (1)  La domanda che ora tutti si pongono è la seguente: sotto l’egida di Apollo easyJet rimarrà una “semplice” low cost quale è stata fino ad oggi, o potrebbe invece stringere una partnership con altre compagnie aeree per valorizzare ulteriormente la sua enorme rete europea? La domanda potrebbe anche porsi in questo modo:  una delle più grandi compagnie aeree low-cost europee potrebbe divenire un vettore di collegamento per le compagnie aeree tradizionali a lungo raggio ma, attenzione, senza per questo abbandonare il suo modello di business basato sui voli diretti?

E in tal caso verso quale capitale punterebbe la prua?

La risposta potrebbe venirci fornita da un più attento esame al suo network. La easyJet è molto attiva su Parigi Charles de Gaulle e su Amsterdam Schiphol e ciò ci fa pensare che essa sarebbe il partner ideale per il duo Air France-Klm il quale, come noto, fa parte di Skyteam, anzi potremmo dire che conduce Skyteam. Ma parlando di quest’ultima alleanza dobbiamo ricordare che anche la compagnia Virgin Atlantic ne fa parte e, anche in questo caso, la forte presenza di easyJet su Gatwick la renderebbe il partner ideale  per portare traffico dall’Europa a Gatwick e qui imbarcare i passeggeri sui velivoli della compagnia fondata da Richard Branson la quale collega il Regno Unito a oltre 30 destinazioni in tutto il mondo, con rotte principali verso il Nord America, i Caraibi, l’Africa e l’Asia.

Tuttavia appare evidente che un tale connubio farebbe concorrenza alla rete intercontinentale di AF-KL. Le possibilità quindi sono molteplici, tutte allettanti ma in contrasto fra loro.

Indubbiamente easyJet  è un partner ideale per Skyteam la cui appartenenza europea è sempre più concentrata attorno ad Air France-KLM, Virgin Atlantic, SAS e potenzialmente in futuro anche TAP Air Portugal. Ma è doveroso porre anche altre considerazioni dal momento che easyJet non sarebbe l’unica compagnia aerea low-cost ad avvicinarsi a Skyteam. C’è infatti  da considerare Transavia, una sussidiaria olandese del gruppo AF-KLM la quale si porrebbe in competizione con l’altro vettore low cost europeo.
Analizzando ancora Skyteam e le compagnie che ne fanno parte, a titolo di cronaca dobbiamo ricordare  anche Indigo, compagnia indiana a basso costo che ha sede a Gurgaon la quale opera voli domestici e regionali dalla sua base principale, l’Aeroporto Indira Gandhi di Delhi.

Le novità in casa easyJet rappresentano un passaggio che va analizzato anche da un punto di vista più ampio.  Fino ad oggi l’industria aerea commerciale è stata caratterizzata da compagnie low cost le quali hanno cannibalizzato tutto il traffico continentale lasciando le compagnie aeree tradizionali ad occuparsi dei collegamenti a lungo raggio. La presenza di vettori tuttora attivi quali Transavia o Eurowings, tanto per citare due vettori fra i tanti che ci hanno provato, altro non sono che tentativi da parte delle aerolinee tradizionali di dedicarsi a collegamenti a breve raggio avvalendosi di proprie controllate. Ebbene se oggi i vettori low cost dovessero decidere di abbandonare la loro politica di splendido isolamento e puntare a far massa critica con i vettori tradizionali, ciò rappresenterebbe una rivoluzione copernicana che manderebbe a soqquadro l’intero scenario che si è venuto formando in questi ultimi decenni.

Addirittura potremmo avanzare un cattivo pensiero e far presente che l’acquisizione di easyJet e un suo riposizionamento sul mercato potrebbe rappresentare una prima mossa  da parte della lobby delle compagnie legacy di riappropriarsi del mercato sottratto nei più recenti decenni. EasyJet fondata nel 1995 è oggi insieme a Ryanair e Wizz Air uno dei tre vettori che ha rivoluzionato il mercato intraeuropeo contribuendo a calmierare le esose tariffe aeree  che le compagnie di bandiera applicavano sui collegamenti intra-europei. Guai se fosse la prima di altre scomparse che potrebbero avvenire in seguito.

Ma quanto espresso sono solo supposizioni e pensieri pari a quelli che si fanno durante la campagna acquisti di una squadra di calcio: tutto andrà provato sul campo all’avvio del campionato. Infatti i dubbi su quanto sta avvenendo in casa easyJet sono ancora tanti: l’adesione a pieno titolo a una alleanza si scontrerebbe con il modello low-cost di easyJet, soprattutto considerando la mancanza di un programma frequent flyer tradizionale, di una business class o della vasta infrastruttura di biglietti cumulativi normalmente associata alle alleanze globali. Piuttosto una rete di accordi bilaterali con le singole compagnie aeree di Skyteam sembrerebbe essere l’opzione più semplice.

Altra possibilità è rappresentata da quanto Skyteam faceva in passato: la gestione di un programma per compagnie aeree associate, che permetteva ai vettori di partecipare all’alleanza senza diventarne immediatamente membri a pieno titolo. In tal caso si consentirebbe a easyJet di fornire collegamenti diretti e alcuni vantaggi dell’alleanza, pur rimanendo fondamentalmente una compagnia aerea low-cost.

Un accordo di codeshare o una partnership interlinea potrebbero rendere disponibili centinaia di destinazioni a lungo raggio nei suoi itinerari senza che la compagnia aerea debba essere costretta a mettere in flotta aeromobili a fusoliera larga.   Gli slot di easyJet e la sua presenza nei principali aeroporti europei la rendono da tempo strategicamente interessante e un accordo commerciale potrebbe dare ad Air France e KLM accesso a questa rete senza le complicazioni normative e finanziarie derivanti dall’acquisizione della compagnia stessa.

Quanto sta accadendo è indubbiamente di notevole interesse in quanto solleva  un interrogativo più ampio: una delle più grandi compagnie aeree low-cost europee potrebbe trasformarsi  in un vettore di collegamento per le compagnie aeree tradizionali a lungo raggio, senza per questo abbandonare il suo modello di business basato sui voli diretti? E a fronte di questa eventualità quale sarà la reazione di Ryanair e di Wizz Air?

 

 

 

 

Tratto da   Aviation-Industry-News.com