Il paradosso del “Ghosting Professionale”: un mix di maleducazione digitale e mancanza di percezione del valore del lavoro altrui

Di Liliana Comandé

C’è una nuova patologia che affligge il viaggiatore moderno: la fretta intermittente. Inizia tutto con un’email o una telefonata dal tono concitato: “Mi serve un preventivo per agosto, è urgente!”. Oppure, il copione è quasi sempre lo stesso. Il cliente scrive di sabato sera o di lunedì mattina all’alba: “Dobbiamo decidere entro stasera, mi mandi una quotazione subito?”. L’agente si attiva, mette in moto la macchina operativa, corre contro il tempo per bloccare l’ultima opzione volo o quella camera vista mare.

Il messaggio sottintende che l’agente di viaggio debba mollare tutto, saltare il pranzo e sfidare i database mondiali per trovare la quadra perfetta tra budget e desideri.

L’urgenza a senso unico

E l’agente lo fa. Analizza, seleziona, incastra voli e coincidenze, verifica che l’hotel non sia una trappola per turisti, manda mail ai tour operator…Poi invia il preventivo, frutto di anni di esperienza e ore di lavoro tecnico.

…Poi, il silenzio

Poi, una volta ricevuto il materiale, il cliente subisce una strana mutazione: da corridore centometrista a fantasma. Sparisce. Non risponde alle mail, ignora i messaggi, non alza il telefono. Quella che era una “questione di vita o di morte” diventa improvvisamente un dettaglio irrilevante nella sua giornata. Non un “grazie”, non un “ci penso”, nemmeno un “abbiamo cambiato idea perché il gatto ha mangiato il passaporto”. Niente. Il nulla cosmico.

Il buco nero della cortesia

Ma la beffa arriva dopo. L’agente, con quella premura che è insieme etica professionale e timore tecnico, pensa: “Magari l’email è finita in spam? Magari non è arrivata?”.

Così scrive un cortese sollecito. Visualizzato, non risposto. Prova a chiamare. Il telefono squilla a vuoto, oppure la chiamata viene rifiutata con la stessa freddezza di un operatore di telemarketing molesto.

È qui che nasce il cortocircuito. Perché quella stessa persona che 48 ore prima invocava l’urgenza divina, ora non trova cinque secondi — letteralmente cinque — per digitare tre parole: “Grazie, non interessa”.

La vacanza come “prodotto da scaffale”

Il problema nasce da una percezione distorta. Abituati a interrogare Google o ChatGPT, molti utenti hanno iniziato a trattare l’agente di viaggio nello stesso modo: come un distributore automatico di informazioni.

Molti clienti hanno smesso di vedere l’agente di viaggio come un professionista e lo hanno declassato a motore di ricerca umano. Si sentono autorizzati a usare la nostra consulenza per fare “vetrina”, per confrontare i prezzi con qualche portale online o semplicemente per farsi dare delle idee da prenotare poi altrove.

L’agente di viaggi non è un algoritmo

Tuttavia, c’è una differenza sostanziale: se clicchi su un sito e non compri, non offendi nessuno. Se chiedi tempo, impegno e professionalità a una persona in carne e ossa, e poi sparisci nel nulla, stai deliberatamente calpestando il tempo di un lavoratore. Se chiedi a un professionista di studiare un itinerario per te, stai usufruendo di una consulenza.

Ignorare il lavoro svolto non è “libertà di mercato”, è semplice mancanza di educazione. È non capire che dietro quel preventivo c’è una persona che ha sottratto tempo ad altri clienti (o alla propria vita privata) per rispondere a una tua urgenza.

Un appello ai “Ghost”

Cari clienti, un “no” non ci offende. Se la suocera ha deciso che quest’anno si va in montagna, va bene lo stesso. Un “è troppo caro” ci aiuta a capire. Persino un “ho trovato un’offerta migliore altrove” è un segno di rispetto che accettiamo.

C’è poi una componente di codardia digitale e questo silenzio vigliacco è l’insulto peggiore. Perché dietro quel preventivo che voi ignorate, c’è un professionista che vi ha dedicato un pezzetto della sua vita.  Eppure, per un agente, un “No, grazie” è un regalo prezioso:

  1. Permette di chiudere la pratica.
  2. Evita di sprecare altro tempo in solleciti inutili.
  3. Mantiene vivo il rapporto umano.

La prossima volta che premete “Invia” per una richiesta urgente, ricordatevi che dall’altra parte non c’è un algoritmo, ma qualcuno che aspetta un segno di civiltà.

Il “ghosting” professionale è la sconfitta della professionalità. Chiedere un preventivo e sparire nel nulla non vi rende consumatori furbi, vi rende solo persone che non danno valore al tempo altrui.

La prossima volta che sollecitate un invio “entro un’ora” o al massimo entro stasera o domani , assicuratevi di avere almeno dieci secondi per scrivere “ricevuto”.

Perché la cortesia non ha costi, ma il lavoro di chi vi risponde sì.

E non dimenticate che il grazie non è un optional, è la base del vivere civile.

 

 

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