Dalla truffa in Campania al verdetto affrettato della TV. Perché un singolo caso non definisce una categoria. Quali azioni intraprendere…

 

Di Liliana Comandé

 

L’episodio dell’agenzia di viaggi in Campania che ha raggirato una trentina di clienti è un crimine disgustoso che merita la massima fermezza e va condannato senza mezze misure. Ma trasformare la condotta criminale di una singola mela marcia nello spunto per emettere una condanna a morte mediatica contro migliaia di agenzie oneste è un atto di sciacallaggio informativo. Adoperare questo singolo ed esecrabile episodio di cronaca per generalizzare e svalutare l’intero settore è una scorrettezza grave e  invitare i cittadini ad abbandonare i canali tradizionali, si fa un pessimo servizio al pubblico perché, sentir dire che “prenotare in agenzia è inutile perché tanto c’è il web” non è semplice superficialità, è una menzogna pericolosa che calpesta la dignità di chi lavora con rispetto delle regole e offende l’intelligenza dei consumatori.

Perché il confronto tra agenzia fisica e web è sproporzionato?

La sproporzione dei numeri. Le truffe informatiche, i siti civetta e il phishing sul web mietono ogni anno migliaia di vittime con danni economici ben superiori. Ciononostante, il raggiro online viene spesso archiviato dai media come un “rischio inevitabile”, mentre il caso dell’agenzia di strada fa notizia perché tocca un volto e un luogo fisico della comunità.

Tutele reali contro l’illusione del fai-da-te. Sostenere in TV che “fai tutto online ed è facile” significa ignorare le garanzie d’obbligo per le agenzie autorizzate (Fondo di Garanzia per insolvenza, assicurazioni RC professionale, applicazione della Direttiva Pacchetti Turistici) e la presenza di un professionista al proprio fianco in caso di cancellazioni, scioperi o emergenze.

Superficialità mediatica. Slogan sbrigativi pronunciati in televisione da giornalisti o conduttori finiscono per penalizzare ingiustamente migliaia di imprese oneste, scambiando una scorciatoia digitale per una vera garanzia di sicurezza.

Come intervenire contro le dichiarazioni rilasciate in televisione

Per contrastare messaggi fuorvianti e tutelare l’immagine della categoria, si possono percorrere diverse strade formali:

Esposto all’Ordine dei Giornalisti. Se chi ha parlato in trasmissione è iscritto all’albo, è tenuto al rispetto del dovere di veridicità e correttezza. È possibile segnalare l’accaduto al Consiglio di Disciplina dell’OdG.

Segnalazione all’AGCOM. L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni raccoglie le denunce per informazione scorretta o lesiva trasmessa dalle emittenti nazionali.

Diritto di replica tramite Associazioni di Categoria. Sigle come FIAVET, ASTOI, Assoviaggi, AIAV ecc… possono esigere un intervento riparatore o un confronto diretto all’interno della medesima trasmissione Mediaset.

Azione pubblica di categoria. Una lettera aperta firmata dalle agenzie del territorio e inviata alla redazione aiuta a smontare i falsi miti sul fai-da-te digitale.

Un delinquente non fa la categoria, così come un algoritmo non farà mai la sicurezza di un viaggio. Chi svende la professionalità altrui in nome del sensazionalismo televisivo dimentica che, quando le cose sul web vanno male, non c’è un monitor a cui chiedere aiuto, ma sempre e solo un professionista in carne ed ossa.

Pretendere rispetto, rettifiche ufficiali e la verità sui fatti non è solo un diritto degli agenti di viaggio, è un dovere verso tutti i viaggiatori.