Il mondo delle compagnie aeree da sempre, a chiacchiere, reclama più liberalizzazione, più consolidamento come avviene in tutte le altre industrie. Se andiamo male, questo è il coro universale proveniente dai vettori, è perché a noi non è permesso fare quello che ovunque avviene in tutti i settori del commercio, ovvero fusioni cross-border. Ma tutto ciò, lo ripetiamo, sono solo chiacchiere, vuoti bla, bla, bla detti per tirare avanti oggi, sperando di arrivare fino a domani, perché la realtà come vedremo va in tutt’altra direzione. Alla faccia della tanto decantata liberalizzazione, possiamo dire che anche se il monopolio dei cieli non c’è più, nell’ambito delle tre alleanze che si sono costituite ognuno cerca di trarre il massimo profitto tagliando fuori i concorrenti ritenuti scomodi.

 

Il governo francese ha inviato alla Commissione Europea una lettera formale richiedendo una revisione delle regole UE vuoi per i sussidi, ma soprattutto per quelle che vengono individuate come pratiche tariffarie  “unfair”.

Può sembrare difficile da credere ma la notizia è apparsa sulla stampa di settore, e ciò significa che mentre in Europa si è voluto per forza varare una deregolamentazione facendo credere che ciò veniva fatto per favorire l’utente e fornire a questo più scelta fra compagnie e tariffe nei suoi spostamenti aerei, se nel mondo però rimangono attive compagnie che si pongono in concorrenza con altri vettori, in particolar modo quelli europei, le compagnie aeree della UE vanno in corto circuito e iniziano a reclamare.

 

E’ questa la realtà dei fatti che traspare dalla notizia annunciata la quale segue altri “avvertimenti” lanciati di recente dall’AEA contro le compagnie del Medio Oriente a proposito dei quali a febbraio di quest’anno in un nostro intervento su queste colonne scrivevamo:

 

 I tre maggiori vettori europei, leader delle rispettive alleanze, dopo aver “addomesticato” i  concorrenti europei, ora si innervosiscono di fronte alla concorrenza che viene dalle altre aree del mondo: decisamente uno strano modo di intendere la liberalizzazione dell’industria aerea commerciale.”  (Travelling Interline, febbraio 2011: “E’ scontro tra Europa e compagnie del golfo”).

 

Perché tanta agitazione fra le compagnie aeree europee? In realtà la risposta a questa domanda sta nel fatto che esse stanno pagando il prezzo di una politica sbagliata che si è voluta forzatamente applicare nel continente europeo. Quando la deregolamentazione fu varata, prima negli Usa e poi in Europa, si erano levate voci, rimaste inascoltate, per avvertire che era un errore deregolamentare l’industria aerea commerciale, le sue peculiarità erano tali che si sarebbe rischiato di rovinare una industria nel passato decisamente florida, ed ora puntuali i nodi iniziano a venire al pettine.

 

In Europa le compagnie aeree sono state prime deregolamentate e poi imbottite di regole e regolamenti; il regolamento di conti fra vettori di differente nazionalità e valenza ha finito per provocare l’oligopolio, ovverosia il controllo da parte delle tre compagnie leader che oggi guidano le alleanze, Oneworld, Star Alliance e Skyteam. E’ indubbio che senza alleanze il numero dei fallimenti dei vettori sarebbe stato ben più alto. In verità nell’ambito delle bordate partite contro i vettori del medio oriente, Londra si è per il momento mantenuta low profile mentre lo stesso non può dirsi per Parigi.

 

Per non girarci troppo intorno il problema consiste nel fatto che gli aeroporti europei, non solo quelli primari ma anche di medie dimensioni oggi in mani private, sono ben felici di accogliere nuovi servizi di vettori quali Etihad, Emirates e Qatar Airways, tuttavia, dal momento che da questi aeroporti “secondari” il traffico dei vettori delle tre alleanze viene accuratamente incanalato verso Parigi, Francoforte e Londra, ciò si traduce in una emorragia di traffico a “danno” delle alleanze.

Ma non bisogna dimenticare che allo stesso tempo, dal punto di vista dell’utente, ciò significa invece avere una più ampia scelta di tariffe magari più convenienti di quelle applicate dai vettori europei, da cui la insolita e sorprendente richiesta di Parigi a Bruxelles circa la necessità di rivedere le pratiche tariffarie “scorrette”.

 

Se per caso la richiesta di Parigi dovesse venir accolta, ciò significherebbe che in Europa più che tutelare l’utente del mezzo aereo si vuole tutelare lo stato di monopolio raggiunto dalle tre mega-alleanze. Di certo questo rappresenterebbe un “indietro tutta”  rispetto a quanto ci è stato raccontato fino ad oggi circa la liberalizzazione.

 Antonio Bordoni