di Antonio Bordoni

Glenn Miller, musicista jazz e direttore d’orchestra tra i più noti dell’epoca swing, scomparve improvvisamente il 15 dicembre 1944, a bordo di un aereo da trasporto dell’aviazione americana decollato dal campo della RAF di Twin Woods e diretto a Parigi, dove la sua orchestra avrebbe dovuto suonare per i soldati che avevano da poco liberato la capitale francese. A tutt’oggi il suo corpo non è stato mai recuperato. Come disperso in guerra, nell’aprile del 1992 gli fu dedicata una lapide nel Cimitero nazionale di Arlington, su richiesta di sua figlia Jonnie Dee Miller.

Sulla sua scomparsa sono circolate le teorie più strane, tanto che ancora mezzo secolo dopo, in un volume uscito nel 1992 di “Selezione dal Reader’s Digest” la scomparsa di Miller viene presentata come uno dei misteri inquietanti ancora irrisolti dal titolo “Un volo nell’eternità”.

Infatti vuoi per il non ritrovamento del corpo e vuoi per le reticenze dell’esercito e dell’aviazione statunitensi, nel corso degli anni sono circolate molte ipotesi sulla sua morte. Fra le tante ricordiamo quella secondo la quale l’aereo di Miller nell’attraversamento della Manica sia rimasto vittima in volo del fuoco amico di aerei inglesi di ritorno da un’incursione aerea contro i tedeschi.

E’ stato inoltre ipotizzato che Miller giunse a Parigi ma venne catturato dall’Obersturmbannführer delle SS che intendevano sfruttarlo per raggiungere il generale Eisenhower e rapirlo (o ucciderlo) in un raid da svolgersi nel Natale del 1944; ancora, altra tesi ipotizzava che Miller a sua volta facesse parte,  di un’operazione segreta per negoziare l’armistizio degli ufficiali nazisti e potrebbe essere stato torturato e ucciso anche per quello.  Insomma chi più ne ha più ne metta.

  • Ma iniziamo con l’esaminare la teoria che più di ogni altra è circolata nel corso degli anni.

Fred Shaw era il navigatore di un quadrimotore Lancaster della RAF. Il giorno della scomparsa dell’aereo di Miller, un nutrito numero di bombardieri Lancaster – uno dei quali di Shaw – stavano tornando da un mancato bombardamento su Siegen, in Germania, poiché i caccia di scorta non erano riusciti a decollare ed era stato dato l’ordine di rientro. Dal momento che lo squadrone non poteva atterrare con il suo carico di bombe, tutte le bombe a bordo dovettero essere sganciate; ciò avvenne sulla Manica. Quando le bombe furono sganciate da un’altezza di sicurezza di 4000 piedi, Shaw fu spinto dalla curiosità a guardare fuori dal finestrino. Mentre le bombe cadevano, vide un aereo  più in basso del loro, che volava verso sud.

Shaw non collegò mai l’aereo veduto quel giorno sulla Manica con la misteriosa scomparsa di Glenn Miller fino al 1956, quando vide il film “The Glenn Miller Story”. Volle allora controllare il suo vecchio diario di bordo e si rese conto che quell’aereo  colpito dalle bombe, che aveva visto precipitare in mare poteva benissimo essere stato quello di Miller. Il giorno coincideva ma l’orario sollevava dubbi. L’aereo di Miller, era decollato dall’aeroporto di Twin Woods Farm, presso Bedford, alle 13.55 e il rapporto ufficiale riportava che il gruppo bombardieri aveva sganciato le bombe alle 13:40 del 15 dicembre; i due orari non coincidevano,  tuttavia, confrontando i registri di volo con le operazioni a terra, si fu in grado di stabilire che gli americani avevano utilizzato l’ora locale, che era un’ora avanti rispetto al meridiano di Greenwich, il che significava che il Norseman americano che aveva Miller a bordo era in realtà decollato alle 12.55 spiegando così la discrepanza.

Fra i dubbi sollevati vi era anche il particolare alquanto grave secondo cui una bomba sarebbe esplosa durante lo sgancio provocando l’abbattimento dell’aereo sottostante; a tal proposito infatti diverse fonti hanno fatto notare che le bombe rilasciate non erano in grado di esplodere all’impatto con l’acqua. E poi c’era la rotta di volo da considerare. In ogni caso, la rotta di volo indicata a posteriori dal navigatore Shaw non aveva senso: volare direttamente a Parigi da Twin Woods avrebbe portato l’aereo proprio sopra Londra, che in quelle ore stava ospitando un’ondata di V1 e V2, ed erano stati dispiegati molti palloni di sbarramento. Ancora, un controllo con la mappa di volo di Shaw, aveva messo in evidenza che la zona di sgancio delle bombe non era affatto vicina alla presunta rotta di Miller. Insomma quanto teorizzato da Shaw lasciava irrisolti molti dubbi.

La teoria dell’incidente causato dalle bombe amiche pur avendo circolato per molti anni non ha mai trovato conferma.

  • Poi nel 2017, una svolta.

Steven Miller, figlio di Glenn, fece condurre un’indagine completa per cercare di scoprire la sorte toccata a suo padre.  L’incarico fu assegnato a Dennis Spragg, consulente del Miller Reach presso la Colorado University,  la indagine del quale si conclude avvertendo che la morte di Glenn Miller  non è stata causata da “bombe amiche” bensì sia da attribuire ad un errore del pilota. L’indagine, durata sei anni, è diventata un libro dal titolo Glenn Miller Declassified (2017), scritto appunto da Dennis Spragg.

Ma la vera sorpresa viene dai dettagli che hanno permesso la scoperta cui perviene Spragg:  un diario tenuto da un adolescente che osservava gli aerei. L’Inghilterra non a caso è stata da sempre la patria degli “spotters”, giovani entusiasti del mezzo aereo che con blocco, matita e, se disponibile, un binocolo prendevano nota degli aerei che passavano sulla loro testa.

 

https://www.bbc.com/news/uk-england-berkshire-16517128

Il pezzo cruciale del puzzle si trovava in un vecchio diario nascosto da decenni da una famiglia del Devon, in Inghilterra, finché non è stato portato alla luce in una puntata di Antiques Roadshow della BBC. Il diario era stato compilato dall’appassionato di aviazione Richard Anderton, che aveva 17 anni quando vide quello che si rivelò essere (o avrebbe potuto essere) l’aereo di Miller volare sopra la sua testa in località Reading, ove era residente.

Altrettanto interessante è narrare come la famiglia di Anderton è venuta a conoscenza del diario.

I diari erano passati di proprietà al nipote di Richard, Phillip, e furono ritrovati casualmente durante lo sgombero della casa dopo la sua morte, avvenuta nel 1982. Philipp Anderton, 52 anni, non credeva certo  che quei vecchi diari avrebbero potuto dare un contributo  determinante alla scomparsa di Glenn Miller. Solo 67 anni dopo, quando suo fratello Sylvan Anderton, 77 anni, portò i libri nel programma televisivo Antiques Roadshow della BBC, la notizia venne alla luce.

“Mentre stavamo riordinando le cose di mio zio, mio ​​padre ha trovato questi due quaderni di cui non sapevamo nemmeno l’esistenza. Li trovò affascinanti e li portò a casa. Quando li sfogliò, una pagina gli si aprì perché Richard aveva inserito un ritaglio di giornale del 1969 tra due pagine in particolare.”

Il ritaglio del giornale datato 15 dicembre 1969  conteneva un articolo intitolato ’25 anni dopo, i fan di Miller cercano’, risalente all’anniversario della morte di Glenn Miller. Ebbene quel ritaglio si trovava all’interno del diario di Philipp nelle annotazioni sui sorvoli da lui “catturati” il 15 dicembre 1944. Nell’immagine sottostante si vede chiaramente che Philipp sul ritaglio aveva scritto a penna Mon 15 Dec 69, ovvero lunedì 15 dicembre 1969.

 

(1)

 

Nel primo dei due diari tenuti da Richard Anderton si legge: 25/OCT/44-6/DEC/44, nel secondo 6/DEC/44-18/FEB/45

 

Leggendo la pagina degli avvistamenti di cui Richard Anderton aveva preso nota quel giorno nella sezione pomeridiana si trova scritto: ‘un norvegese, diretto a est sud-est’. L’aereo era stato visto a est di Reading alle 14.08 (2)

Il fatto che quel ritaglio si trovasse nelle annotazioni prese il 15 dicembre 1944 non era certo casuale: leggendo quell’articolo nel 1969 Richard controllando nei suoi appunti aveva di certo ricollegato quella sua annotazione con l’aereo di Glenn Miller il quale era un modello UC64, un monomotore denominato “Norseman” ovvero “Norvegese”. Tuttavia tenne per se la sua scoperta e non la confidò ad alcuno. Da notare che nel 1969 non vi erano “social” con i quali scambiare o diffondere informazioni.

 

Dopo l’interesse suscitato dalla loro apparizione nel programma televisivo, la famiglia Anderton ha dichiarato di essere stata contattata dal signor Spragg al quale il figlio di Glenn Miller aveva commissionato l’indagine per scoprire la sorte del padre.

Dennis ha chiesto agli Anderton se vi erano altre indicazioni nel diario  e la famiglia  Anderton rispose che in corrispondenza dell’avvistamento del Norseman Richard aveva scritto la rotta dell’aereo come ‘est- sud- est’,

Ricevuta la risposta Dennis ha ipotizzato che l’aereo con Miller a bordo stava facendo un lungo giro a gomito intorno a Londra, a circa 35 miglia dalla capitale, nella zona di Reading con l’intenzione di evitare il sorvolo di Londra. Tutto ciò in ogni caso si rivelava importante perché gli orari di volo e la rotta che stava seguendo dimostravano che non poteva trovarsi in prossimità della Manica nella zona di lancio delle bombe.

L’avvistamento fatto dal 17enne spotter, rimasto nell’oblio per oltre 60 anni, ha dimostrato che l’aereo che trasportava Glenn Miller aveva deviato notevolmente nel suo volo verso Parigi, aggiungendo 40 miglia al tragitto.

Nelle due immagini che seguono mostriamo la posizione della cittadina di Reading dove lo spotter 17enne segnalò il sorvolo del Norseman, e la posizione dell’aeroporto militare di Twin Woods ove Glenn Miller decollò insieme al suo pilota il colonnello Norman F. Baesell e il Flight Officer John R. Stuart Morgan.

 

A sinistra: Reading la città di Richard; a destra: Twin Woods airfield dove l’aereo è decollato

 

L’esperto di viaggi britannico Clive Stewart-Lockhart, che ha valutato i due diari a circa 1.000 sterline, ha affermato che Glenn Miller era “uno dei grandi misteri in quegli anni della guerra” e che trovava straordinaria la dedizione dell’adolescente all’avvistamento di aerei “quando erano tempi in cui una bomba avrebbe potuto cadergli addosso”.

La scoperta dei diari indicava che sarebbe stato impossibile che il Norseman si trovasse nella zona di sgancio delle bombe ed è stata una prova fondamentale per dimostrare che Miller non perse la vita a causa del fuoco amico, ma più probabilmente a causa di una sciagura aviatoria.

Dennis Spragg nel commentare il suo libro ha affermato: “L’indagine durata sei anni ha prodotto la pietra miliare storica di Glenn Miller Declassified, che va ben oltre la semplice confutazione delle affermazioni di cospirazione per onorare un musicista popolare che era un autentico patriota americano. Sono state scoperte migliaia di pagine di documenti e molti dettagli importanti sono stati pubblicati per la prima volta.”

Nel 2019, l’International Group for Historic Aircraft Recovery ha indagato su una segnalazione secondo cui ciò che rimaneva dell’aereo di Miller sarebbe stato ritrovato molte miglia a ovest della rotta di volo prevista, ma le ricerche non hanno approdato a nulla di concreto.  Il corpo di Glenn Miller e dei suoi due compagni di viaggio che lo dovevano portare a Parigi non sono mai stati ritrovati. Ma non possiamo chiudere questo articolo senza ricordare che l’indagine condotta da Spragg ha avuto un determinante e inaspettato aiuto da un ragazzo appassionato di aviazione che prendeva nota nei suoi quaderni degli aerei che vedeva passare sopra la sua testa, una passione cheil sottoscritto autore di questo testo ha svolto per molti anni nella sua gioventù: anche io conservo ancora i quaderni ove registravo i passaggi degli aerei che sorvolavano Roma durante la fase di avvicinamento all’aeroporto di Ciampino, allora suddiviso in Ciampino Est e Ciampino Ovest. Non mi è mai capitato di doverli consultare per ricercare in essi eventuali velivoli scomparsi, ma so di certo che non pochi di quegli aerei di cui registravo anche la sigla riportata a caratteri cubitali sotto l’ala, sono stati oggetto di fatali incidenti  che purtroppo in quegli anni del primo dopoguerra erano assai frequenti.

 

 

 

L’UC64 Norseman

Copertina del libro di Spragg uscito nel 2017

Tratto da Aviation-Industry-News.com